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NON AGGRAPPARTI. VIVI.
Consumarsi in settembre e dibattersi nelle pozzanghere —
il testamento dell’estate, stretto fra le mani,
è caduto di nuovo come una foglia, immancabilmente appassita,
ripetendosi nei secoli come un’eco.
E il sole si posa con il suo tepore ormai raffreddato,
ma non scalda, come uno sguardo senza amore.
Tutto arriva e se ne va, o forse un giorno ritorna:
non aggrapparti. Semplicemente, vivi.
Ti abitui a qualcosa: dici che serve, che ti è caro,
e docilmente ti stendi sotto la frusta,
perché fa paura ammettere che tutto è crollato,
ma è ancora più terribile sopportare per paura;
accettare di tacere perché non diventi peggio,
ingoiare vetro continuando a sorridere,
e aggrapparsi, aggrapparsi a ogni minima cosa,
purché almeno quella non scompaia del tutto.
E forse perdere non è la fine,
ma spazio che ritorna dentro te.
A volte ciò che lasci alle tue spalle
era già andato via molto prima di te.
Lascia andare, come un ramo che ha perduto le foglie:
che il vento le porti con sé nella sua danza.
E non importa se è difficile, se c’è nebbia e stanchezza,
se resta la malinconia dei cortili ormai vuoti.
Il cambiamento è il segnale che sei vivo, nient’altro,
anche quando accettarlo non è facile.
Se l’estate se ne va, l’autunno piangerà…
ma, nel farlo, brucerà anche i ponti.
© Copyright 2026 Johann Lubeck